Letture di una torrida estate

29.6.2026

Letture di una torrida estate

Marco Cagelli

Gli ingegneri si affidano nella larga parte dei casi a manuali, testi, norme che riportano una gran quantità di formule, modalità di analisi, caratteristiche dei materiali. Ed è importante che questa conoscenza si consolidi. Ma d’estate, quando tutti inseguono la tecnica, viene naturale chiedersi “come facevano quando non c’erano gli impianti?” Potremmo darci le tradizionali risposte sugli standard di vita nelle varie epoche, sulla tecnologia che ci permette di condizionare gli ambienti… ma crediamo che qualche buona lettura sia indispensabile.

Il testo Manual del Arcquitecto descalzo di Johan van Lengen fornisce molti spunti di riflessione sulla tipologia insediativa in Sudamerica e sulle modalità con cui veniva affrontato il tema del surriscaldamento estivo: ombra, schemi dei locali interni che favoriscano i riscontri d’aria, aperture che migliorino il raffrescamento aumentando la velocità di ingresso dell’aria… tutti modi non basati sulla necessità di energia e di elettronica, ma solo di intelligenza di progettazione.

Lo-Tek Design by radical indigenism di Julia Watson (edizione Taschen) stimola invece una visione planetaria delle soluzioni più rilevanti per adattare l’ambiente al clima e consentire stili di vita in ambienti complessi.

Ma si possono anche fare gite didattiche: gli impianti urbani delle città spagnole come Granada e Malaga con la loro impronta araba, le vie alberate, i vicoli stretti, i cortili interni rivestiti in granito e con tende in sommità. O rimanere in Italia ammirando le disposizioni dei porticati nelle cascine lombarde ed il loro orientamento, o ammirare i porticati delle case ancora visibili ad Ercolano e Pompei che garantivano zone d’ombra e ventilazione grazie all’impluvium circostante. O ancora rimanere ammaliati dalla disposizione dei centri urbani di origine greca a Selinunte.

Millenni di storia in ambienti caldi che possono darci suggerimenti, spunti, ipotesi di soluzione da ingegnerizzare. Tutte, ma proprio tutte, basate sul ridurre le forzanti (con una simmetria interessante rispetto ai progetti dei maestri dell’ingegneria strutturale) piuttosto di utilizzare sistemi impiantistici sempre più onerosi e sempre più incentrati a creare “luoghi isolati” di benessere a discapito della qualità dello spazio urbano.

Leggere e riflettere, osservare e comprendere.

Poi cercare di applicare ad ogni intervento per ridurre le forzanti e far tornare gli impianti a strumenti (come ben spiega il Severino in Tecnica e Architettura) e non a fine della progettazione, come purtroppo oggi è concepita la normativa.

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